L'anello è il più personale dei gioielli e la sua forma senza soluzione di continuità è simbolo di completezza ed eternità; rileva un vincolo, un destino comune; è segno d'alleanza, d'amore o di devozione.
Per questo è scambiato tra fidanzati e sposi, tra amici e amanti, poiché suggello di un patto e dono di sé compare anche nelle cerimonie di consacrazione religiosa e d’incoronazione.
Celebrato nei giochi, nelle filastrocche, nelle formule magiche, l'anello compare in moltissime leggende ove si racconta d’anelli incantati o dotati di poteri infausti.
Ricordiamo l'anello di Gige, pastore al servizio del re di Lidia, che, come racconta il filosofo greco Platone, aveva il potere di rendere invisibili quando il castone (la parte dell’anello che accoglie e fissa la pietra centrale), era rivolto all'interno della mano, a simboleggiare che le forze autentiche sono in noi stessi; l'anello di ferro di Prometeo, su cui era incastonato un frammento di pietra in ricordo della rupe del Tartaro cui il titano era stato incatenato per essersi ribellato a Zeus; l'anello di re Salomone, cui egli doveva la sua saggezza, simbolo del demonio spirituale e materiale sugli altri esseri; e l'anello d’Alberico il Nibelungo, forgiato con l'oro del Reno, che dava potere sul mondo e morte violenta.
Furono probabilmente gli Egizi i primi a fabbricare anelli; si trattava di larghe fasce che erano indossate come braccialetti, una su ciascun polso. Gli antichi Greci entrarono in contatto con i Persiani, notarono che i capi portavano braccialetti come segno di rango. I Greci copiarono l'idea e offrirono braccialetti ai propri soldati come ricompensa per il loro valore e forgiarono braccialetti in miniatura, che le spose greche portavano come anelli.
Da secoli il quarto dito della sinistra ha un significato speciale. I Greci e, in seguito, i Romani lo chiamavano "dito medicato", ritenendo che una vena unisse la punta dell'anulare sinistro al cuore. Questo dito era sempre usato per agitare le pozioni.
Poiché i matrimoni erano considerati una questione di cuore, era giusto che fosse l'anulare sinistro a portare l'anello nuziale.
Macrobio, studioso romano, dichiarò che con un anello su questo dito i sentimenti del cuore non potevano sfuggire.
Dato che nell'antica Roma l'anello più importante era quello matrimoniale, simbolo della fede reciproca degli sposi, ancor oggi l'anello nuziale si chiama "fede".
Gli Ebrei copiarono l'uso romano dell'anello, per sigillare il legame fra marito e moglie e dagli Anglosassoni, derivò la moda che gli anelli nuziali fossero d'oro semplice, poiché questo metallo simboleggia la fedeltà e la costanza.
A Roma era severamente regolato il diritto di portare anelli secondo la classe sociale, della carica militare, dello stato.
C'era l’anello d'oro per gli ambasciatori e i magistrati, l'anello coniugale, l'anello in ricompensa per imprese militari, come quello trionfale.
Nella cultura cristiana, quando è indossato da religiosi, l'anello rappresenta le nozze mistiche con il Signore.
Ricordiamo l'anello episcopale, d'oro con il castone di ametista; l'anello cardinalizio, ornato di un rubino; l'anello del Pescatore, offerto al pontefice dopo l'elezione, raffigurante San Pietro nell'atto di tirare le reti sulla barca ("ti farò pescatore di anime"), con inciso intorno il nome del papa.
Quando il pontefice muore, l'anello (che è di bronzo dorato, con l'immagine incisa su un cristallo di rocca) è distrutto.
Ancor oggi a Venezia si celebra solennemente ogni anno lo sposalizio col mare, il giorno dell'Ascensione.
Secondo la tradizione nata intorno l’anno Mille, il doge, salito sul Bucintoro con il clero e gli ambasciatori, si dirige verso il lido; arrivato all'imboccatura del porto, lancia un anello nell’Adriatico, a simboleggiare lo sposalizio della città col mare su cui domina.
A poco a poco, però, già nell’antichità e sempre più in epoca moderna, l’anello perdette la sua funzione simbolica per diventare semplicemente un oggetto ornamentale.
![]()









