Se la domanda può sembrarvi offensiva o la risposta ovvia, continuate a leggere.
In molti paesi cristiani durante il Cinquecento, la festa del Natale era quasi scomparsa e in Inghilterra e in America, un secolo dopo, i cittadini la celebravano con la paura di essere puniti.
La confusione circa le origini del Natale, giunge dal fatto che è difficile dire con esattezza quando ebbe inizio la festività, almeno come la conosciamo oggi.
Una festa che ha una certa somiglianza con il Natale, Sacaea, era celebrata migliaia d’anni prima della nascita di Cristo.
Nel 2000 avanti Cristo, nell'attuale Iraq, una festa di cinque giorni, con scambio di doni, spettacoli e processioni, segnava la fine dell'inverno e salutava l'inizio dell'anno nuovo.
È probabile che queste usanze si siano diffuse dall'Oriente all'Europa centrale, influenzando le festività che qui venivano già celebrate, molte delle quali erano legate a cambiamenti stagionali, alla crescita e alla mietitura delle messi.
Nel cuore dell'inverno, per esempio, la gente accendeva falò, nella speranza di far rinascere il sole morente e di apportare calore al terreno.
Inoltre, le case erano decorate con sempreverdi, agrifoglio e rami d'abete per mostrare ai semi dormienti e alle piante senza vita che non tutto era morto.
Quando poi il sole tornava a splendere, in primavera, la gente era felice del miracolo e prometteva di ripetere la magia.
Più a nord, lungo il Baltico e la Scandinava, una festività invernale nota come Yule era dedicata agli dei Odino e Thor. Grandi ceppi bruciavano, menestrelli cantavano, leggende famose erano raccontate e gli abitanti dei villaggi bevevano avidamente da corna colme d’idromele.
In tutto il mondo romano, in età imperiale, si celebravano i Saturnali in onore di Saturno, di cui Domiziano fissò la durata dal 17 al 23 dicembre, periodo in cui il sole raggiunge la massima distanza dall'equatore (solstizio d'inverno).
In quei giorni, i Romani ricoprivano le case d’alloro e di fronde verdi, organizzavano festeggiamenti che spesso finivano in orge, si davano all'ubriachezza e al gioco d'azzardo.
Nel periodo dei Saturnali tutto era lecito: gli schiavi che indossavano il berretto dei liberti valevano quanto i loro padroni ed erano liberi di dire e fare ciò che volevano, persino di farsi servire a tavola.
Anche i Persiani accendevano fuochi al solstizio d'inverno.
La loro festa era in onore di Mitra, il dio della luce e della lotta contro il male.
Soldati al servizio dell'esercito romano, commercianti e schiavi diffusero il culto di Mitra in Europa, dove per un certo periodo rivaleggiò con il Cristianesimo.
Non si conosce la data precisa della nascita di Gesù, ma è certo che egli nacque sul finire del regno d’Erode il Grande, re dei Giudei, tra il sette e il quattro avanti Cristo.
Per secoli dopo la sua morte furono proposte date diverse, da aprile a dicembre, per la celebrazione del Natale.
Il 6 gennaio, che si riteneva fosse il giorno del battesimo di Cristo, era largamente osservato come giorno natalizio e ancora lo è in alcuni paesi cristiano-ortodossi.
Verso il 330, il 25 dicembre era diventato il giorno della Natività, riconosciuto nell'Impero Romano d'Occidente, confermando una data che i Romani di fede cristiana festeggiavano già solennemente da due secoli.
Sul finire del IV secolo, la Chiesa di Roma proclamò l'Epifania, già consacrata il 6 gennaio in Oriente alla triplice manifestazione di Cristo (adorazione dei Magi, battesimo di Gesù, nozze di Cana), occasione festiva e sacra.
La data del 25 dicembre fa pensare che si sia voluto ricordare la nascita di Gesù, "soIe di giustizia" e "luce del mondo" (come si legge nel Vangelo di San Giovanni), per contrapporsi alla celebrazione pagana del solstizio d'inverno e della nascita di Mitra (dies natalis solis invicti, "compleanno del sole invitto"), che il paganesimo dell’II-IV secolo festeggiava appunto il 25 dicembre.
Sotto l'influsso di San Giovanni Crisostomo e di San Gregorio Nazianzeno, anche l'Oriente, verso il 380, adottò la data del 25 dicembre.
Furono compiuti molti tentativi per separare gli eccessi delle feste pagane dalla celebrazione cristiana della Natività. Lo scrittore greco Origene, che condusse una vita di rigido ascetismo, dichiarò attorno all’anno 200 che era peccato celebrare la nascita di Cristo "come se fosse stato un faraone".
Ciò nonostante, per tutto il Medioevo, fra i nobili e il loro seguito, le baldorie continuarono.
Nell'Inghilterra Tudor il banchetto di Natale, che comprendeva molte usanze trasmesse dai tempi pagani, durava solitamente da mezzogiorno fino a tarda sera.
In Europa, con la Riforma, molte vecchie usanze furono soppresse nei paesi protestanti, fu bandita qualsiasi forma d’esibizione popolare, come processioni, decorazioni e rappresentazioni.
Poco restava del Natale di un tempo.
In Inghilterra, dopo la guerra civile, Oliver Cromwell e i Puritani vietarono le celebrazioni natalizie come pagane e i banditori, ammonivano i cittadini a non celebrare la ricorrenza in alcun modo.
Il giorno di Natale si doveva lavorare come al solito e, per dare l'esempio alla nazione, lo stesso Parlamento restava in seduta.
Il Natale era considerato giorno di digiuno.
Si arrivò a far frugare le cucine e i forni delle case londinesi, sequestrando la carne che era cucinata per la festa tradizionale.
L'editto provocò sommosse in molte città, ma lo spirito del Natale fu prestò spento.
La stessa situazione si ritrova nel Nuovo Mondo sin dal 1621, quando una legge emanata dal governatore Bradford della colonia di Plymouth proibì l'osservanza del Natale.
Con la restaurazione della monarchia inglese sotto Carlo Il, nel 1660, ci fu un ritorno alle vecchie abitudini, ma l'influenza puritana sopravvisse a lungo.
Fu soltanto nel tardo periodo vittoriano che i festeggiamenti dei tempi andati riconquistarono il loro posto nel Natale inglese.
In tutto il mondo, la chiesa, non riuscendo a vietare gli eccessi pagani che erano diventati parte della celebrazione, si sforzò di eliminarne i lati indesiderabili e diede il benvenuto ai riti rimessi a nuovo, accettandoli come se fossero sacri. Le tradizioni cristiane sopravvissero e furono arricchite di nuove usanze.
Il Natale divenne, come oggi lo conosciamo, un’incantevole miscela di devozione cristiana e di piaceri pagani.
In Italia, sede del Papato, il Natale è sempre stato considerato una festa familiare da vivere intimamente. "Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi" recita il proverbio.
Negli ultimi decenni, con la perdita dei valori e del senso del sacro, anche in Italia il Natale è però diventato un affare, in cui ci si preoccupa più delle strenne che del mistero che racchiude.